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Baby Boss

  • Uscita:
  • Durata: 97min.
  • Regia: Tom McGrath
  • Prodotto nel: 2017 da DREAMWORKS ANIMATION
  • Distribuito da: TWENTIETH CENTURY FOX ITALIA
  • Tratto da: libro per bambini omonimo di Marla Frazee
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TRAMA

La divertentissima storia di una famiglia che si trova a dare il benvenuto al piccolo nuovo arrivato, raccontata dal punto di vista di un delizioso e inaffidabile narratore: un divertente e fantasioso bambino di 7 anni di nome Tim. Baby Boss, il nuovo bebè, arriva a casa di Tim in taxi, indossa giacca e cravatta e ha in mano una ventiquattrore. La rivalità tra i due fratelli verrà superata nel momento in cui Tim scopre che Baby Boss altri non è che una spia in missione segreta, e che solo lui potrà aiutarlo. I due piccoli soci saranno catapultati in un'avventura stravagante e, per riuscire a sventare un complotto ignobile, saranno coinvolti in una battaglia epica fra cuccioli e bambini.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Il secondogenito, ovvero il fratellino o la sorellina, quanti problemi che porta con sé. S’intende, per il fratello o la sorella maggiore, costretto/a a fare i conti col nuovo arrivato e fresco indesiderato, ovvero Baby Boss . Forte dell’esperienza di Shrek , Kung Fu Panda e Madagascar , dalla cui trilogia viene il regista Tom McGrath , DreamWorks rilegge su schermo il bestseller di Marla Frazee e prende per mano, e per gli occhi, grandi e piccini mostrando, e talvolta perfino stigmatizzando, quel che accade in una famiglia all’arrivo di un altro, diciamo il secondo ma non solo, bebè. Il punto di vista, immaginifico e insieme analitico, è quello del settenne Tim, la new entry a gamba tesa di Baby Boss, che si palesa in taxi, giacca e cravatta e ventiquattrore. Ma la acerrima, per loro, e gustosa, per noi, rivalità tra i due fratelli non durerà in eterno, e quando Tim finirà in castigo per “maltrattamenti” sarà proprio Baby Boss a porgergli il fazzoletto e rivelarsi – ma era già stato scoperto – per quel che è: una spia in missione segreta, quella di salvaguardare i neonati dall’estinzione, ossia la sostituzione da parte dei cuccioli di cane… Non mancano godibili trovate fumettare – i sogni a occhi aperti di Tim – né architetture visuali spassose – il nastro trasportatore dei neonati – ma a convincere sono soprattutto i due protagonisti, Tim e Baby Boss, che fanno paradigma senza sforzo né noia: il maggiore e il minore, uniti per la salvaguardia dei bambini di tutto il mondo. Sì, buoni sentimenti affidati a una commedia animata sempre piacevole e a tratti esilarante, che sa strizzare l’occhio agli adulti – gag politicamente scorrette e perfino una puzzetta – senza eludere l’aspetto pedagogico. In fondo, a tenere insieme grandi e piccini è il mito di Peter Pan qui retrodatato al fasciatoio: già il miraggio dell’eterna giovinezza non conosce età. Peccato per qualche passaggio stracco e involuto, per giunta infarcito di “spiegoni” – la genesi del villain è farraginosa, il cambiamento di Baby Boss tanto repentino da essere inconsulto – ma Baby Boss è felice, la singolar tenzone tra i fratellini ha tutti i colori delle emozioni.

  • Corriere della Sera

    Avvio molto divertente con la celestiale fabbrica dei pargoli ma poi tutta la parte action spy centrale, col rischio che i cuccioli animali vincano, è più banale stile Dreamworks, con alcune buone trovate (i Presley men, gli attacchi da neonato) finché l'happy end non glorifica la famiglia nei secoli fedele. Questa la ragione del grandissimo successo del cartoon di Tom McGrath che s'accattiva duplici fans nella camera dei giochi ma citando cose da grandi (pure Wilder) fantasticando di gelosia.

  • La Repubblica

    Il soggetto del nuovo film della DreamWorks Animation, tratto dal libro per bambini scritto e illustrato da Marla Frazee, è così assurdo e demenziale da solleticare la curiosità. (...) 'Baby Boss' si può guardare in due modi, compatibili e complementari. Non è difficile capire che il suo argomento è la difficoltà di un bambino ad accogliere un fratellino, che ne ribalterà la vita e - crede lui - lo sostituirà nell'affetto dei genitori. Questo il film di Tom MacGrath ( la saga 'Madagascar') lo racconta piuttosto bene, servendosi della fervida fantasia di un 'narratore inattendibile' come Tim, protagonista di mille avventure immaginarie. Se il tema della gelosia infantile resta sempre d'attualità, però, la novità è la concezione mercantilistica che impregna l'universo del cartoon. Tutto è rappresentato in termini di concorrenza. Non solo le aziende produttrici di bambini e cuccioli, ma anche i rapporti famigliari rispondono alle leggi del mercato, che sostituiscono i valori della comunità: così l'amore diminuisce se è suddiviso e un nuovo modello sarà sempre più apprezzato del precedente (...). Pur senza raggiungerne (per ora) le altezze, DreamWorks Animation s'ingegna a far concorrenza alla Pixar, con cartoon dai diversi livelli di lettura e dalle gag meno infantili del solito. Fin troppo? Forse. Ciò che lascia perplessi, nel caso, è la scelta del soggetto, stuzzicante ma non precisamente adatto al pubblico infantile, e specie ai più piccini. Che si divertiranno quando il bebè fa i peti al borotalco, o vedendo Tim battersi con una gang di scagnozzi neonati , questo sì; ma certamente non potranno cogliere le allusioni, i paragoni e i rapporti tra la logica dell'impresa e quella che presiede (o dovrebbe farlo) ai rapporti famigliari. Anche se, alla fine, la morale della favola esce chiara e forte come in ogni altro cartoon.

  • La Stampa

    Ovvio che il pretesto regge fino a un certo punto; e nel suo ritmo frenetico il cartone animato dimentica di avere un cuore, perdendo di vista la tenerezza di un rapporto fraterno che dalla rivalità e gelosia scivola verso la complicità. Tuttavia il disegno è raffinato, l'idea divertente e, nella versione originale, il doppiaggio di un Alec Baldwin memore delle sue parodie del «baby boss» Trump è fantastico.

  • Nazione-Carlino-Giorno

    Cartoon 'slapstick' col turbo, firmato DreamWorks, dall'autore di 'Madagascar'. Scarica di battute su famiglia, figli, economia domestica, potere e dovere, irriverente quanto basta, è un resoconto brusco e dinamico delle conseguenze della fratellanza. (...) Si regge sul disegno fortunato di un personaggio completo. Ricorda e potenzia 'II piccolo Nicolas', chi l'ha visto può divertirsi anche di più.

  • Il Fatto Quotidiano

    (...) 'Baby Boss' rileva con ironia, inquadra con spasso e stigmatizza bonariamente le conseguenze familiari, concedendo onore e oneri del punto di vista al primogenito, Tim. (...) Non c'è cucciolo animato che tenga, dopo tanti, forse troppi animali più o meno domestici, 'Baby Boss' rimette i neonati in campo, affermandone peraltro la non sostituibilità con i cagnini: prima gli umani, insomma, e una volta tanto si può dare precedenza. Se alcune trovate, dal nastro trasportatore alle incursioni politicamente scorrette, centrano il bersaglio e fanno dimenticare prolissi e spiegoni, tra i meriti ideologici c'è la sindrome di Peter Pan anticipata allo stadio neonatale. Già, chi vuole esser lieto, sia, dopo la culla non c'è certezza...

  • Il Messaggero

    Il soggetto, tratto dai libri di Marla Frazee, è inquietante (bambini contro animali domestici?) ma Hollywood a volte impazzisce per il nostro bene. In questo caso la follia non ha generato un capolavoro (si copia molto 'Gli Incredibili' della Pixar) ma 'solo' un'animazione simpatica, strampalata e ovviamente pronta a diventare saga.

  • Il Giornale

    Una simpatica storia, originale nelle intenzioni, adatta per i più piccini, ma che fa sorridere anche gli adulti. Non senza qualche interessante riflessione sulla paura infantile (soprattutto legata alla nascita di un fratello).

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