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Lasciati andare

  • Uscita:
  • Durata: 102min.
  • Regia: Francesco Amato
  • Cast: Toni Servillo, Verónica Echegui, Carla Signoris, Carla Signoris, Luca Marinelli, Luca Marinelli, Verónica Echegui, Pietro Sermonti, Giovanni, Carlo De Ruggieri, Valentina Carnelutti, Giulio Beranek, Vincenzo Nemolato, Odette Adado, Antonio Petrocelli, Paolo Graziosi, Giacomo
  • Prodotto nel: 2016 da RICCARDO TOZZI, MARCO CHIMENZ, GIOVANNI STABILINI PER CATTLEYA, CON RAI CINEMA
  • Distribuito da: 01 DISTRIBUTION

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

È cosa risaputa: un bravo psicanalista deve rimanere impermeabile alle emozioni che gli scaricano addosso i suoi pazienti. Ma nel caso di Elia c'è il sospetto che con gli anni la lucidità sia diventata indifferenza e il distacco noia. Ieratico e severo, con un senso dell'umorismo arguto e impietoso, Elia tiene tutti a distanza di sicurezza, persino la sua ex moglie Giovanna, che vive nell'appartamento di fronte e con cui continua a condividere il bucato e qualche serata al teatro dell'Opera. Quel che si dice un'esistenza avara d'emozioni, che Elia sublima mangiando dolci di nascosto e in gran quantità, finché un giorno, a causa di un lieve malore, è costretto a mettersi a dieta e a iscriversi in palestra. Ed è così che nella sua vita irrompe Claudia, una personal trainer buffa ed eccentrica, con il culto del corpo, nessun timore reverenziale per i cervelloni fuori forma come lui e un'innata capacità di trascinare nei suoi casini chiunque le capiti a tiro.

Dalla critica

  • La Repubblica

    Avevamo appena finito di dire che la commedia italiana langue, che perde colpi e mordente in senso inversamente proporzionale alla sua resistente presenza in quantità massicce, ed ecco nuovi elementi che costringono a un riesame. 'Lasciati andare' di Francesco Amato è uno di questi (...) . La novità parte dal cast. Toni Servillo in chiave di commedia è una novità. Così come l'utilizzazione spinta di quanto c'è di potenzialità comiche nel talento irrequieto di Luca Marinelli. (...) A parte quanto detto sul cast dov'è la novità? L'architrave che ha irrobustito la tradizione della commedia cinematografica di rito italiano - discendendo essa dal Neorealismo - è stato impastato con una vivace se non prepotente tendenza al realismo, con una vocazione a farsi specchio della società soprattutto in rapporto alle condizioni sociali, allo sfondo politico e storico. In una parola la commedia 'all'italiana' ha espresso i suoi momenti più alti (sia pur nelle mille differenze tra le personalità che l'hanno illustrata) nella sua attenzione ai fattori 'strutturali', che riguardassero la rivisitazione del passato Novecentesco (le due guerre mondiali, il fascismo, la Resistenza) oppure - specialità di Dino Risi - che celebrassero la sintonia con l'attualità del 'boom economico'. Insomma faceva dell'umorismo su materie che avrebbero potuto avere uno svolgimento drammatico. Qui invece l'asse è completamente spostato sulla 'sovrastruttura', e sull'esito brillante della confezione. E il canone di riferimento non è più italiano ma americano. Dai titoli della classicità quasi sempre concentrati sulla 'guerra tra i sessi' (pensate alle scoppiettanti schermaglie di cui furono protagoniste Katharine Hepburn e Carole Lombard, Claudette Colbert e Miriam Hopkins o Rosalind Russell su un fronte, e sull'altro Cary Grant o Spencer Tracy) alle innumerevoli evoluzioni e variazioni successive fino a oggi.

  • Il Mattino

    Paolo Sorrentino lo fa spesso, ma il suo ruolo è, come dire, meno esposto. Toni Servillo in privato non teme rivali neppure in questo campo, ma non è affatto facile vederlo prendersi in giro per la durata di un film completo. La scommessa di «Lasciati andare», opera terza del Francesco Amato del discreto «Cosimo e Nicole», si basa quasi tutta sulle tonalità auto caricaturali che l'attore distilla di sequenza in sequenza e sulle bizzarre avventure che la sceneggiatura professionale di Francesco Bruni e Davide Lantieri gli ha confezionato addosso sulla falsariga di un Woody Allen messo a bagnomaria nel quartiere romano del ghetto. Rispetto all'overdose del genere comico-brillante che tenta, ahinoi senza consistente successo, di supportare gli incassi del cinema nazionale in una stagione comunque deludente, «Lasciati andare», si distingue così per la classe del protagonista, ma anche per le motivate prestazioni del resto del cast, l'assenza delle pretensioni social-predicatorie di prammatica e l'agilità con cui in sottofinale addirittura s'azzarda il ritmo rocambolesco dello slapstick. (...) L'ex fidanzato ed ex carcerato della scombinata e coloratissima ragazza a un certo punto tende a rubare la scena a tutti ma, sia pure riciclato in un tipo o meglio tipaccio che comincia a stargli stretto, Luca Marinelli è così bravo, così degno del Gassman comico stile «I soliti ignoti», da potere riuscire a domare come un esperto cowboy il frenetico rodeo delle macchiette. (...) la qualità dei siparietti e i quiproquo non scende mai sotto il limite di guardia e, in particolare, gli sguardi, le posture, le inflessioni della voce di Servillo riscattano con la loro morbida e protettiva nonchalance gli stereotipi un po' troppo usurati e le gag più deboli (...).

  • La Stampa

    Carina l'idea al centro di 'Lasciati andare'; e apprezzabile la scelta di ambientare il film nel pittoresco quartiere romano del Ghetto, a ridosso della Sinagoga. Il problema è che poi il rapporto a schiaffo fra la troppo emotiva Claudia e il troppo controllato Elia è raccontato senza particolare originalità secondo le modalità psicologico/narrative di certe commediole americane. II problema è che il riferimento alla cultura ebraica della capitale, antica e importante, resta di pura superficie. Tuttavia, grazie a dialoghi orchestrati con brio e scioltezza, il copione offre a Servillo l'occasione di prodursi con godibile, leggiadra autoironia nel ruolo di un «avaro» che finalmente impara a sciogliere i lacci dei sentimenti.

  • Il Manifesto

    (...) un racconto piuttosto brillante e piuttosto anomalo nel panorama della commedia italiana recente. 'Lasciati andare' è l'invito a vivere che viene fatto e ripetuto al sussiegoso stoccafisso interpretato da un inconsueto Toni Servillo che sembra riprendere alcuni suoi personaggi seriosi rileggendoli in chiave autoironica. E il risultato è davvero notevole, perché il talento non fa certo difetto a Servillo anche se il cinema sembrava volerlo ingabbiare in personaggi tutti un po' imparentati. Merito di Francesco Amato che ha diretto e sceneggiato con Francesco Bruni e Davide Lantieri spiazzando tutti con un film che senza essere un capolavoro porta però una ventata d'aria fresca in sala. Accanto a Servillo una signora Signoris (Carla) che replica puntuta alle paturnie del marito. Veronica Echegui è esuberante come richiede il ruolo e buffa nell'eloquio italoispanico, sfondo prezioso con Luca Marinelli, Giacomo Poretti, Carlo DeRuggieri e Vincenzo Nemolato.

  • Nazione-Carlino-Giorno

    Nella prima parte è una commedia sofisticata nostrana afflitta dal modello Allen, nella seconda è l'abbordo tra il diavolo e l'acquasanta con morale psicosomatica, la terza una 'splastick comedy' criminale che sbilancia i personaggi nella farsa e poi pretende di recuperarli integri. Si sorride (tempi strepitosi di Servillo), ci si ripete, ci si chiede perché la spagnola (uffa le trovate di coproduzione). Sbagliato il trucido Marinelli. Con 'Moglie e marito' e 'Startup' fa coté americano di sceneggiatori italiani a caccia di un centro di gravità. Ma è gradevole.

  • Il Fatto Quotidiano

    (...) commedia esilarante, curatissima e intelligente firmata da Francesco Amato al suo terzo 'lungo'. Diversi i pregi: da una sceneggiatura perfetta a un cast raffinato e finalmente diverso dai soliti italici comedian, che illumina Toni Servillo nelle inediti e autoironiche vesti di protagonista di una 'screwball comedy' a tutto tondo. Perché di questo si tratta: un testo leggero ma solido, che pretende solo coerenza con se stesso e con un genere ormai maltrattato nel Belpaese. Gli echi arrivano più da Oltreoceano (fratelli Marx, i Coen, Lubitch, Wilder, Allen..) che dalla tradizione italiana, e piacevolmente si sente. Risate di gusto da non mancare.

  • Il Messaggero

    Quando il cinema di Allen (soprattutto 'La dea dell'amore') incontra quello di Sorrentino (soprattutto 'La grande bellezza') più un pizzico di Pieraccioni (l'esuberanza della bellezza, e parlata, latina da cui il toscano era dipendente), viene fuori una commedia gradevole, più recitata (Servillo e Echegui formidabili) che scritta (grande confusione di toni, nella seconda parte, tra sentimentalismo e violenza). Comunque apprezzabile, e professionale, il tentativo di copiare e mescolare bene colori altrui. Bello spazio per coprotagonisti di rilievo come De Ruggiero (paziente ansioso), Poretti (sempre stato il pezzo di Aldo, Giovanni e Giacomo più aperto ad altro) e Marinelli (fin troppo potente: negli ultimi minuti si mangia il film). Terza regia per Amato. La migliore.

  • Il Giornale

    Piacevole, spiritosa commedia italiana, priva di volgarità, con il serioso Toni Servillo in un ruolo buffo, capace di compiaciuta autoironia. (...) Più che ridere si sorride, ma può bastare.

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